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Recensione Fuji instax wide 210 per Met Levi Lab

10:16Cristian Fasoli Edenlie


La fuji instax 210 e' un apparecchiatura semplice ed immediata da usare, la sua forma e dimensione non sono sicuramente tra le piu' discrete, grande quasi come una reflex standard e con un peso intorno ai 600‐700 grammi, meno bella da vedere della sorellina più piccola ci ripaga pero' con tutta la meraviglia di un formato di foto piu' godibile e fruibile. Il formato wide difatti sforna delle foto istantanee 10,5x8,5 cm ( effettivo senza cornice 10x6 cm ) molto soddisfacenti sia come qualità che come dimensione.

Vediamo come si comporta all'atto pratico senza troppi numeri e tecnicismi da manuale:

La instax210 e' quasi totalmente automatica, possiamo variare la messa a fuoco in due posizioni principali da 0 ‐3 metri e da 3 ‐ infinito

La regolazione lighten‐normal‐darken agisce, come e' intuibile dal nome, come compensazione dell'esposizione sopratutto schiarendo o scurendo i neri  come da foto qui a fianco.




Nella foto sopra della Pedrera ( Barcellona ), potete notare che esposizione e colori sono pressochè invariati sui chiari e mezzi toni ( lighten - normal ) mentre sui neri una variazione piu' marcata che potremmo considerare indicativamente come uno stop.

Nelle seguenti foto scattate nelle diverse stagioni dell'anno  + una con cielo coperto grigio e luce ambiente piatta (6), potete vedere da voi come si comporta al livello di colori.



La pellicola riesce a catturare le sfumature senza distorcerle in maniera pesante con una saturazione molto delicata che esprime il meglio in una luce ambiente più' contrastata senza mai eccedere ne distorcere i colori dalla realtà.




Cosa ha allora che non va allora questa instax ? Una piccola nota negativa e' il mirino.
Rende difficoltoso  riuscire a fare foto perfettamente dritte, sarebbe bastato un segnetto , una linea
all'interno del mirino per evitare di dover sprecare pellicole per foto non perfettamente dritte o almeno per aiutare l'utente che in posizione eretta fa di certo meno fatica ma che chinandosi o in altre posizioni perde senso dell'orizzonte.




Inoltre  l'inquadratura che vediamo non e' esattamente quello che appare sulla pellicola
testandola su ritratti ho notato che l'area della foto e' più estesa di quella che si vede dal mirino prendendo
elementi esterni al fondale. Nei seguenti tentativi ho tagliato molto l'inquadratura sulla fronte e sulle mani della
modella trovando cosi' il crop perfetto che restituisca esattamente cosa mi serviva.
Nella  foto sopra ( 7 con Giada ) stavo effettuando dei ritratti in studio, nella prima a sinistra ho usato il flash automatico ottenendo il classico risultato foto vecchio stile con flash diretto.
A destra simulazione di cosa vedevo dal mirino.

Ma come si comporterebbe tentando di emulare la seconda foto digitale con lo stesso set up luci ? Decido di scoprirlo ed ecco la vera meraviglia e stupore.
Inquadro ( stretto ) copro con la mano
il flash integrato e decido di rischiare con la sottoesposizione lasciando la fuji in default che farà i suoi calcoli convinta di compensare con il suo flash integrato. Ecco il risultato, decisamente inaspettato (forse con uno stop in più sarebbe stata perfetta ? ) non avrei potuto chiederele di più
Il risultato mi entusiasma molto, luci colori e atmosfera quasi da dipinto. Esattamente come avrei voluto fare la post produzione su quella digitale.
Una foto comunque molto scura considerando di avere un Lupo da 800 watt in luce continua in bounce sul soffitto senza dimenticarci però che le abbiamo " rubato " la compensazione del flash che aveva calcolato. Diventa quindi molto divertente da usare e sperimentare anche al di fuori della sua progettazione e pre impostazioni


In conclusione questa Fuji instax 210 wide, difettucci a parte, con il prezzo che ha ( sia macchina sia le cartucce da 10 foto ) riesce ad essere un " giocattolino " davvero soddisfacente, divertente e performante. Ci regala un gran bel formato di foto istantanea da poter vedere e toccare, e un ottimo rapporto qualità prezzo che riesce ad andare a dar fastidio anche a quel mostro sacro di Polaroid


Fuji decisamente promossa anche questa volta.


Foto e articolo di Cristian Fasoli per Met Levi Lab

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